Quando si dice revisionismo storico…
Che Valerio Fioravanti, terrorista nero condannato per la strage di Bologna (5 ergastoli), si permetta di legittimare la sua prossima riabilitazione a cittadino libero con pieni diritti (anche quello di essere eletto) paragonandosi addirittura a coloro che scrissero la nostra Costituzione (definiti ex terroristi!) è davvero inaccettabile. Qualche anno fa non avrebbe potuto neanche lontanamente concepire ed esternare certi paragoni!
Adesso perché lo fa? Forse perché alcuni dei suoi amici, quelli “mejo”, sono arrivati a occupare certe poltrone?
Ma aiutatemi a capire: per ottenere la libertà condizionale, e dopo 5 anni la libertà completa, non c’era bisogno di due cose, e cioè il risarcimento alle vittime e un pieno ripensamento su quanto combinato? No perché, questo individuo pare non abbia fatto né l’una né l’altra cosa!
E ditemi, siamo davvero precipitati così in basso: ci sono davvero italiani disposti a credere veramente che i padri della nostra Costituzione siano stati terroristi al pari di certi ignobili fascisti?













Quanto è successo ha veramente del grottesco, evidentemente avere una certa “collocazione” politica alla lunga porta i suoi vantaggi.
Cercando di andare su un livello generale che riguarda la “pena”, il suo fine e la sua certezza, ho l’impressione che ci sia qualche cosa che non mi torna.
E’ mai possibile che un individuo che si macchia di crimini contro la vita, di violenze efferate contro suoi simili, possa essere rimesso in libertà dopo venti o venticinque anni?
Dovè la certezza della pena che deve concorrere ad attivare quei freni inibitori che ci impediscono di comportarci peggio delle bestie?
Penso che il valore della vita vada garantito contro la violenza di un nostro simile.
Forse stò esprimendo concetti non politicamente corretti?
Forse sono concetti non conformi al politichese/sinistrese?
Vorrei che nella sinistra si parlasse anche di questi che sono problemi che vanno diritti al cuore ed al cervello delle persone.
Certo, la pena ha l’obbiettivo del recupero del recluso, come ha molto bene dichiarato il responsabile dell’organizzazione carceraria italiana.
Solo che lo stesso ha omesso di descrivere in quali condizioni vivono i detenuti in Italia.
E come si verifica il persorso di pentimento/recupero del condannato?
Se mi “comporto bene”, se chiedo di leggere libri, se chiedo di lavorare all’interno del carcere, ecco, se faccio queste cose dimostro di essere recuperato e di poter tornare nella società anche se ho ammazzato un mio simile.
Sono recuperato se chiedo di fare delle cose che potrei chiedere di fare solo perchè quelle cose mi possono aiutare a passare il tempo, mi aiutano a non pensare alla mia condizione di recluso.
Non penso che tutto questo sia giusto, forse c’è bisogno, soprattutto a sinistra, di ripensare e di rivedere qualche cosa.
Questa volta esageri…
Se ti ricordi una volta si diceva che le prigioni erano “di classe” , erano dei luoghi in cui il potere esprimeva tutta la sua forza verso gli ultimi, gli unici che varcavano quelle porte.
Foucault in “sorvegliare e punire” dice addirittura che le prigioni sono deputate alla creazione di manovalanza criminale, è lì che si addestrano e si creano le professionalità dellla delinquenza , è lì che si scambiano “saperi” e “metodi”, ma sopratutto è lì che si crea la “popolazione criminale” necessaria ai poteri.
Perché necessaria ? Perché , e ce lo ha mostrato bene Saviano in “gomorra” il confine tra capitalismo e criminalità è molto esile e qualcuno deve pur fare il lavoro sporco.
Tu mi sembri indignato che qualcuno passi bene il tempo in galera , io sono indignato che esistano le prigioni.
Ma forse sono il solito idealista….