
Caro Nichi,
scrivo a te, ma la lettera è rivolta a tutti noi che stiamo lavorando per il progetto di una nuova sinistra e in particolar modo a chi come te ha il dovere e l’onere di guidare questo progetto.
Il momento è chiaramente difficile e di estrema incertezza e confusione, ma una cosa mi sembra lampante, è il momento delle scelte coraggiose come ha dimostrato la tua vittoria in Puglia e soprattutto è il momento che qualcuno si prenda l’onere di governare tali scelte.
Io vengo da una storia lontana e ho vissuto l’epoca meravigliosa della rivolta, ero solo un adolescente, ma ho visto un movimento che si impose al di fuori dei seggi in parlamento e degli accordi di palazzo (che anche allora esistevano, la sinistra non era pura neppure allora) e la tua attuale storia in Puglia sta dimostrando ancora una volta che questo è possibile, ma quegli anni ebbero un problema devastante: nessuno governò quel movimento anzi chi poteva essere deputato a farlo girò la testa dall’altra parte e decise, a volte, di dare una mano a distruggerlo, o meglio, tentò di governarlo con la logica del potere. Di conseguenza quegli adolescenti, quei giovani, quegli operai hanno agonizzato tra stragi di stato, terrorismo, droga e suicidi, io sono fra quelli che in qualche modo si sono salvati anche senza santi protettori e senza dover scegliere la “carriera” (e siamo tanti), pagando tutto questo con anni di annichilimento e di “voti” dati al meno peggio per non sottostare completamente ad una logica di rinuncia e di completa sopraffazione, per continuare a pensare che una rivoluzione mancata non dovesse necessariamente significare una resa totale.
Oggi il tuo sogno, il nostro sogno, mi ha riconquistato alla politica attiva, soprattutto perché sento il dovere di testimoniare affinché quella brutta storia non si ripeta.
Leggevo un articolo sul movimento della Pantera, chi la ricorda più la Pantera, una meteora passata nei nostri cieli nei bui anni ’80, a cui avevano dato vita quei giovani del post ’68, proprio quella generazione scomparsa nei meandri della sconfitta, e di cui nessuno si prese la responsabilità non solo di appoggiarli, ma addirittura di capirli, vennero liquidati come quattro studenti che facevano politica via fax (a vederla oggi sembra una profezia quel movimento nato fuori dai canali dei media), e questo mi ha fatto meditare profondamente sull’atroce banalità dell’errore: noi che potevamo li abbiamo ancora una volta lasciati soli! Certo le ragioni storiche erano molte e complesse, fra cui non per ultima la definitiva sconfitta del comunismo reale, sconfitta già chiara, anche se non esplicita, in ciò che aveva significato il movimento del ’68, ma non è di storia che voglio parlare, anche se prima poi un’analisi di tutto questo lo dovremo fare per capire.
Voglio parlare di cosa succede ora, oggi che il capitalismo alle corde ha trascinato con sé anche gran parte dell’ideologia perché noi gli abbiamo permesso di farlo, perché siamo arrivati alla catastrofe senza alternative possibili, oggi che a soffrire è un mondo intero rischiamo di essere nuovamente fuori tempo continuando a rincorrere scadenze non dettate dai bisogni reali, ma dai colpi di coda di un sistema fatiscente.
Certo Karl Marx non nasce tutti gli anni, ma noi i più vecchi, i più esperti abbiamo, o almeno dovremmo avere, gli strumenti per continuare quel percorso che Marx aveva iniziato e che prevedeva anche la capacità di stravolgere e continuare quello che lui dava come inizio di una società più giusta, oggi siamo alla resa dei conti e come allora non mancano certo strati sociali che non “hanno nulla da perdere oltre le loro catene”, oggi la rivoluzione è silente e non può rassomigliare alla presa del Palazzo d’Inverno, è una rivoluzione che deve necessariamente ristrutturare e riparare i danni di un paio di secoli di scelleratezza padronale, questa rivoluzione deve passare per un rinnovamento culturale, deve pagare il conto a quel mondo popolato di donne, gay, trans, neri, extracomunitari, disoccupati, di diversi in genere che troppo caro hanno pagato il nostro finto benessere.
Oggi in un Italia che soffre dobbiamo dimostrare il coraggio delle nostre idee e dare spazio a quell’auspicato cambio generazionale, per cui non dobbiamo lasciare solo chi lotta, anzi dobbiamo dargli la forza per riprendere a lottare. E chi lotta vuole punti di riferimento vuole scelte coraggiose.
A questo sogno voglio aderire, a quella che tu hai definito la scelta di quella parte del mondo sfruttata, debole, emarginata, a quella che tu hai definito la cultura della sinistra e che noi dobbiamo insegnare ai nostri figli lasciati soli per troppo tempo in balia della cultura del male.
Per far questo dobbiamo uscire dai palazzi, dagli incartamenti fatti di simboli e partitini, dai retaggi di una politica di ricatti e del meno peggio, oggi bisogna reinventare tutto, e forse i giovani lo possono fare meglio di noi, bisogna ricostruire da capo la politica.
Io non sono una politica di professione e nemmeno una filosofa o una economista e questa è soltanto una lettera scritta più con il cuore che con la ragione, ma una cosa la so perfettamente si può capire che fare, parlando e soprattutto ascoltando e il grido che oggi sento più forte è quello della rinascita dalle ceneri della distruzione e questo lo si fa solo se si sceglie una strada propria e non condizionata da vecchi retaggi.
Caro Nichi, e noi tutti, oggi siamo chiamati a costruire Sel, fuori dalla banalità e dalle logiche precostruite, un’organizzazione che sappia ascoltare i rivoltosi di Rosarno, gli operai sui tetti, gli studenti e quella marea di giovani e meno giovani che invocano una vita, ma non una vita qualsiasi, una vita dignitosa e, perché no, felice. Questo significa spazzare via anche al nostro interno le idee di chi vede in Sel un ennesimo riproporsi di spartizione di posti o di effimero (molto effimero) potere, bisogna, caro Nichi, che Sel nasca su ideali puliti che si specchino sull’innocenza dei più giovani e dei più umili e tu, oggi sei chiamato a questo ruolo difficile, ma ti posso garantire che su questo percorso, per quanto difficile, non sei solo, come già ti ha dimostrato la Puglia, e se questo incontrerà sconfitte faremo in modo che siano solo tattiche, ma andiamo avanti non perdiamo altro tempo ad aspettare che quel PD verticistico cambi idea, creiamo la casa per chi vorrà abbracciare la buona politica chiudendo la porta al vecchio.
Parliamone, io sono a disposizione, come molti altri, come la maggioranza di quelli che oggi si sono accostati a Sel, ma non ci deludere.
Questo è il mio sogno, non lasciamolo solo ancora una volta, non lasciamoci soli ancora una volta!
Loretta Scannavini militante di Sinistra Ecologia e Libertà di Rieti e Provincia












