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La finanziaria affonda i piccoli Comuni vera risorsa alternativa del Paese

26.07.10 da La redazione | Commenta

Partendo da alcuni esempi recenti del nostro territorio, come la vendita di pezzi di risorse a Gheddafi (vedi gli accordi economici della Giunta di Antrodoco con il dittatore) e lo svincolo di Micigliano che in un delirio di cemento sta seppellendo una delle Abazie più antiche di Italia, San Quirico e Giulitta, oltre alle stupende Gole del Velino vero patrimonio artistico naturale, nonché fonte inesauribile di acqua in nome di una viabilità incomprensibile e, soprattutto insostenibile; per non parlare poi della chiusura di due ospedali, quello di Amatrice e quello di Poggio Mirteto, che costringeranno i cittadini, in buona parte anziani, a percorrere fino a settanta chilometri per raggiungere il centro più vicino o dell’insostenibilità del trasporto pubblico che con la nuova finanziaria peggiorerà sensibilmente, vorrei riaprire un drammatico problema italiano che è quello della periferia.

Tutta la politica è ormai dominata dai sondaggi che rispecchiano solo le realtà centrali e poco si interessano ai localismi e ai drammi che stanno sconvolgendo la nostra nazione e non solo dal punto di vista della perdita di lavoro, che è ovviamente più insanabile nella Provincia, e il conseguente calo di qualità della vita, ma, anche, dal punto di vista del disastro ambientale che non solo i condoni provocano, ma che sono aggravati dalla disperata ricerca di soldi a cui sono costretti i piccoli e medi Comuni che rappresentano la spina dorsale del Paese.

Tutto questo è, però, frutto di strategie antiche legate ad un bieco criterio di numero di voti che non hanno tenuto conto dei reali bisogni del territorio attuando solo interventi last minute destinati al mantenimento di clientele per la rielezione.

La Provincia non è stato altro che un serbatoio di voti da ricordare solo in presenza di campagne elettorali e questo è stato la Caporetto peggiore della politica.

Questi problemi non si possono considerare solo locali, ma devono necessariamente coinvolgere una strategia di intervento nazionale che rimetta al centro il concetto di periferia e salvaguardi le risorse vere del territorio italiano.

Il dato più drammatico che ci troveremo ad affrontare nell’immediato sarà la vera e propria svendita di pezzi del nostro Paese per fare cassa necessaria ad affrontare anche la gestione ordinaria dei comuni e questo comporterà una distruzione ulteriore dell’ambiente e dei beni culturali italiani oltre che un abbassamento totale dei livelli e della qualità della vita, questo dato diventa drammatico se ci si sposta nei centri piccoli e medi che rappresentano la gran parte dell’Italia, non come densità demografica, ma sicuramente come estensione di territorio. La situazione colpirà, inoltre, drammaticamente ogni possibilità per questa parte di Italia di innescare processi virtuosi per la riqualifica e per la creazione di un economia diversa che parta dai reali tesori del nostro patrimonio con un ulteriore svuotamento e impoverimento della periferia.

La politica ha oggi il compito di dare risposte a questo stato di cose e lo si può fare anche in piena crisi anzi proprio la crisi deve spingere a soluzioni condivise.

Bisogna aiutare i piccoli comuni a progettare in forme consortili il mantenimento e la promozione del territorio seguendo le vocazioni naturali evitando così che la mancanza di risorse proprie li porti a soluzioni disastrose per l’ambiente e la popolazione, bisogna attingere idee dalle situazioni virtuose e non punire chi non ce la fa, colpendo, invece, duramente chi sceglie la connivenza con la delinquenza e la corruzione, rilanciare una politica di solidarietà che è l’unica strada possibile per arginare la catastrofe.

La sinistra è l’unica che può e deve dare le risposte giuste e per questo l’impegno di SEL sarà intenso in questa direzione interloquendo con tutte le forze che hanno a cuore la salvezza del Paese in una logica di collaborazione e solidarietà.

Loretta Scannavini

SEL di Rieti e Provincia

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